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Situazione drammatica e insostenibile: dura denuncia del Consiglio nazionale degli architetti

Il CNAPPC denuncia la drammatica e insostenibile condizione reale degli architetti italiani

 


Situazione drammatica e insostenibile: dura denuncia del Consiglio nazionale degli architetti

Hanno ormai un reddito medio lordo inferiore ai 2000 euro che, depurato degli oneri fiscali e previdenziali, è pari 1.150 euro mensili, inferiore alla media degli stipendi netti italiani. Parliamo degli architetti italiani che dopo secoli di gloria conoscono in questi anni una crisi senza precedenti

“abbiamo redditi al Sud Italia da 11 mila euro annui e i giovani di 32 anni con un reddito medio lordo mensile di 1200 euro, pari a meno di 500 euro reali” afferma Leopoldo Freyrie presidente nazionale del CNAPPC “Gli architetti italiani hanno redditi medi da “incapienti”, ma non hanno alcuna garanzia “sindacale” né cassa integrazione né bonus statali, subendo una pressione fiscale media del 44 per cento. Come non bastasse, nel 2013 la percentuale di architetti che vanta crediti nei confronti della clientela privata è arrivata al 68 per cento e quasi un terzo attendono pagamenti da parte del settore pubblico”

Una situazione insostenibile che i recentissimi casi di suicidio di alcuni professionisti non hanno fatto altro che rendere ancora più drammatica.

“In media, i giorni necessari per ottenere un pagamento da parte della Pubblica Amministrazione sono arrivati, nel 2013, a oltre 217 dai 129 del 2010; per le imprese si è passati dai 114 giorni del 2011 ai 172 nel 2013; per le famiglie da 70 a 98 giorni” continua Freyrie “Se a questo aggiungiamo il fatto che metà degli architetti italiani ha debiti con le banche ci rendiamo conto della situazione in cui stiamo vivendo”

Uno spaccato sociale che a portato il Consiglio nazionale degli architetti e pianificatori paesaggisti a rivolgersi direttamente e polemicamente al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai rappresentanti di Camera, Senato e Regioni:

·Siete disponibili a che l’Italia, patria dell’architettura, possa fare a meno degli architetti, visto che non sopravviveremo un altro anno (nel 2013 il calo del fatturato è stato del 33 per cento) e dovremo chiudere i nostri studi, grandi e piccoli?

· Siete pronti a fare a meno del made in Italy che noi abbiamo inventato con le nostre idee e i nostri progetti?

· Come farete a rigenerare le città, riprogettare i territori, salvare i monumenti del Bel Paese se scomparirà la nostra professione?

· Continuerete, per fare a meno di noi, a favorire l’abusivismo, il disastro ambientale, la bruttezza delle periferie?

·Rinuncerete a oltre 60 mila giovani architetti che saranno costretti a trasferirsi all’estero senza tornare o cambieranno lavoro, uccidendo con loro la speranza di un habitat migliore per il futuro?

· Continuerete ottusamente a considerarci ora una lobby di ricchi ora “partite IVA”, non considerando lavoratori chi tutti i giorni per 12 ore al giorno sgobba per fare il suo dovere e aiutare l’Italia a crescere?

· Continuerete a considerare il lavoro intellettuale inutile allo sviluppo ordinato e sostenibile dell’Italia, non riuscendo a incasellarlo nelle vostre stantie categorie ottocentesche?

 

 






Commenti (1)

Massimo Carli | 16/11/2014

Iniziativa eccellente! Vorrei portare anche all'attenzione pubblica il fatto che molti architetti oggi sposano e anzi propugnano il "consumo di suolo 0". Difficilmente si troverà un'altra categoria professionale dotata di altrettanta onesta intellettuale. Sarebbe come se i medici, convinti che sarebbe meglio farlo, propugnassero la campagna " ospedali zero" . Anche senza consumare altro suolo, gli architetti potrebbero lavorare moltissimo per migliorare il costruito, quelle periferie dove non a caso scoppiano le violenze, queila edificazione del miracolo economico che oggi si è ridotta troppe volte ad essere fatiscente ed energivora. Speriamo che qualcuno se ne renda conto e ci metta al lavoro! Massimo Carli ordine arch. Di Lucca

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