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100 italian green architectural conservation stories. Innovazione, sostenibilità, bellezza

“100 Italian Green Architectural Conservation Stories. Innovazione, sostenibilità, bellezza”, il nuovo rapporto realizzato da Fondazione Symbola e Fassa Bortolo

100 italian green architectural conservation stories. Innovazione, sostenibilità, bellezza
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La filiera italiana del restauro e della riqualificazione del costruito sta compiendo passi avanti importanti nello sviluppo di impianti ibridi, nell’integrazione delle energie rinnovabili e nella diffusione di soluzioni ad alta efficienza, a partire dai sistemi a pompa di calore. Parallelamente, alcune imprese italiane hanno messo a punto dispositivi sempre più sostenibili per contrastare l’umidità di risalita, ricorrendo a tecnologie alternative alle tradizionali iniezioni di resine, come i sistemi elettrofisici ed elettrocinetici.

È questo il quadro che emerge da “100 Italian Green Architectural Conservation Stories. Innovazione, sostenibilità, bellezza”, il nuovo rapporto realizzato da Fondazione Symbola e Fassa Bortolo, in partnership con Assorestauro e Camera di Commercio di Brescia, con il patrocinio del Ministero della Cultura. Il volume è stato presentato a Venezia il 17 marzo 2026.

Alla presentazione sono intervenuti Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola; Alessandro Trivillin, presidente e CEO del Gruppo Fassa Bortolo; Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto; Andrea Griletto, direttore di Assorestauro; Massimo Ziletti, segretario generale della Camera di Commercio di Brescia; e Stefano Micelli, docente della Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. A coordinare l’incontro è stata Paola Pierotti, architetta e giornalista di PPAN.

Un’Italia che innova partendo dall’esistente

Le 100 storie raccolte nel rapporto restituiscono l’immagine di una filiera altamente specializzata che, nella transizione ecologica, si conferma un vero motore di innovazione. Nel restauro, infatti, la qualità non coincide soltanto con la conservazione, ma anche con la capacità di rendere il patrimonio costruito più efficiente e resiliente senza comprometterne l’identità, il valore storico e il significato culturale.

Il report mette in luce una realtà italiana fatta di imprese, laboratori, università, centri di ricerca e organizzazioni della società civile che lavorano per migliorare le performance degli edifici esistenti riducendo sprechi, consumi e impatti ambientali. In questa prospettiva, il restauro sostenibile si configura non come una nicchia, ma come uno dei terreni più avanzati della trasformazione ecologica del settore delle costruzioni.

È proprio per dare visibilità a questa rete di competenze, innovazione e responsabilità che Fondazione Symbola e Fassa Bortolo hanno dedicato il sesto numero della loro collana alle eccellenze italiane della filiera delle costruzioni made in Italy, con un focus specifico sul restauro green. Un settore nel quale la qualità italiana si misura anche nella capacità di rigenerare senza consumare nuovo suolo, mettendo in relazione tutela del patrimonio e transizione ambientale.

Competenze storiche, tecnologie nuove

L’Italia può contare su un patrimonio di saperi unico, alimentato nel tempo da istituzioni di eccellenza come l’Istituto Centrale per il Restauro e l’Opificio delle Pietre Dure, luoghi in cui ricerca, sperimentazione e pratica si intrecciano producendo conoscenze trasferibili dai materiali alle tecniche di intervento, dalle opere d’arte all’architettura.

In molti casi, l’incontro tra sostenibilità e restauro rappresenta anche un ritorno a un’intelligenza costruttiva antica, riletta però alla luce delle tecnologie contemporanee. Molte delle soluzioni più efficaci raccontate nel rapporto nascono infatti dalla capacità di reinterpretare in chiave attuale i principi dell’architettura mediterranea e i materiali tradizionali.

Tra le frontiere più promettenti emergono le bio e nanotecnologie applicate alla conservazione. In particolare, la biopulitura consente di intervenire in modo più sostenibile sulle superfici artistiche e murarie, riducendo l’uso di sostanze chimiche grazie all’impiego di microrganismi e loro derivati, come batteri, funghi, alghe ed enzimi, anche di origine marina. Questi sistemi permettono la rimozione selettiva di depositi organici e inorganici, migliorando la sicurezza per l’ambiente e per gli operatori.

Le nanotecnologie, invece, stanno offrendo nuove soluzioni per la rigenerazione sostenibile del patrimonio storico: dallo sviluppo di malte e calcestruzzi a base di geopolimeri, capaci di sostituire il cemento tradizionale con materiali meno inquinanti, fino a prodotti che proteggono le superfici architettoniche da acqua, sbalzi termici, gas atmosferici e agenti inquinanti. In molti casi, questi materiali sono anche in grado di assorbire sostanze nocive presenti nell’aria, risultando meno tossici per chi li applica.

L’umidità di risalita e le nuove risposte del settore

Uno dei problemi più diffusi e complessi negli edifici in muratura resta l’umidità di risalita, che non solo compromette gli affreschi e le superfici decorate provocando sali e distacchi cromatici, ma incide negativamente anche sulle prestazioni energetiche dell’edificio. Per affrontare questa criticità, alcune imprese italiane hanno sviluppato tecnologie più sostenibili rispetto alle soluzioni tradizionali.

Accanto alle barriere chimiche, stanno trovando spazio sistemi elettrofisici ed elettrocinetici e soluzioni elettroniche non invasive capaci di regolare i campi magnetici ed elettromagnetici delle murature, ostacolando la risalita dell’acqua dal terreno e favorendo il ritorno dell’umidità al suolo per gravità.

Impianti, rinnovabili e diagnostica avanzata

L’innovazione della filiera passa anche attraverso l’impiantistica. Il rapporto evidenzia una crescente diffusione di impianti ibridi, di sistemi alimentati da fonti rinnovabili e, soprattutto, di pompe di calore, che sfruttano risorse naturali come aria, terreno o acqua di falda per migliorare l’efficienza energetica del costruito esistente.

Un contributo importante arriva inoltre dalla riqualificazione illuminotecnica del patrimonio storico. L’impiego di LED a basso consumo, sistemi intelligenti di gestione della luce e impianti di monitoraggio della luminosità permette di abbattere sensibilmente i consumi energetici, con interventi spesso poco invasivi.

Centrale è anche il ruolo delle tecnologie diagnostiche. Attraverso sensori applicati ai materiali, strumenti di monitoraggio e sistemi predittivi, oggi è possibile controllare in tempo reale lo stato di conservazione e la performance energetica degli edifici storici, programmando interventi tempestivi, mirati e meno costosi.

Le voci dei protagonisti

Per Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, “la forza della nostra economia e del made in Italy deve molto alla cultura e alla bellezza, più che in altri Paesi. Cultura e creatività, oltre ad arricchire la nostra identità e alimentare la domanda di Italia nel mondo, possono aiutarci ad affrontare insieme le difficili sfide che abbiamo davanti. Questo rapporto racconta che innovare nel restauro green significa misurarsi con una doppia sfida, culturale e ambientale: custodire l’identità dei luoghi e, allo stesso tempo, renderli più efficienti e resilienti. Il nostro Paese è un laboratorio importante di tecnologie e competenze per il restauro”.

Secondo Alessandro Trivillin, presidente e CEO del Gruppo Fassa Bortolo, “la riqualificazione del costruito è destinata a diventare sempre più centrale nell’edilizia contemporanea, sia per il recupero di un patrimonio storico unico, sia per l’ottimizzazione energetica e la riduzione del consumo di suolo. Per noi questa consapevolezza si traduce, da decenni, in un impegno concreto nel promuovere buone pratiche e nel sostenere la ricerca di soluzioni a minore impronta di carbonio, materiali più compatibili e meno inquinanti come la calce, e sistemi per la riqualificazione energetica”.

Per Andrea Griletto, direttore di Assorestauro, “il rapporto dimostra che il patrimonio storico costruito può contribuire concretamente alla transizione ecologica e al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Le esperienze raccolte provano che il restauro può integrare tutela, innovazione ed efficienza energetica, riducendo l’impatto ambientale degli edifici storici. Per questo è fondamentale sviluppare modelli di intervento e politiche ambientali ed energetiche dedicate in modo specifico al patrimonio esistente, in particolare a quello tutelato”.

Alcuni casi emblematici tra le 100 storie

Tra i casi più significativi raccontati nel rapporto c’è quello di Artemide, storica icona del design italiano, che ha trasformato l’illuminazione in un terreno d’incontro tra estetica, innovazione e sostenibilità. I suoi sistemi a LED, come il proiettore Vector 55, sono stati impiegati anche nel restauro di Palazzo Butera a Palermo, con componenti riciclabili, lunga durata e ridotta perdita di prestazioni nel tempo.

Da Lonigo, in provincia di Vicenza, arriva l’esperienza di Brenta, startup specializzata in nanotecnologie e materiali per il restauro. In collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia ha brevettato la tecnologia Nasier, usata per detergenti greener destinati alla pulitura enzimatica avanzata di superfici artistiche. La tecnologia è stata applicata, tra gli altri, al Duomo di Milano, alla Reggia di Caserta e a Villa Giulia a Roma.

Il Center of Cultural Heritage Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia lavora invece sulla tutela e conservazione preventiva del patrimonio culturale, mettendo in relazione scienza dei materiali, robotica e intelligenza artificiale. Il progetto GoGreen, per esempio, sviluppa materiali e strumenti digitali per aiutare restauratori e conservatori ad adottare soluzioni ecocompatibili.

Nella diagnostica applicata al restauro si distingue CMR, laboratorio di Vicenza attivo nell’analisi chimico-fisica dei materiali, nelle indagini termografiche e microclimatiche e nel monitoraggio di edifici e superfici storiche. Tra i cantieri seguiti figurano l’Insula Meridionalis di Pompei, il Quirinale e l’Arena di Verona.

Molto innovativo è anche il lavoro di Dyaqua, azienda di Camisano Vicentino che ha sviluppato Invisible Solar, sistema di tegole fotovoltaiche rivestite con una speciale superficie in grado di lasciar passare i raggi solari pur mantenendo l’aspetto tradizionale dei coppi. Una tecnologia già applicata a Pompei e a Spalato, in contesti soggetti a vincoli di tutela.

Tra le realtà della ricerca spicca Eurac Research, centro internazionale con sede a Bolzano, che attraverso il proprio Istituto per le Energie Rinnovabili studia materiali e soluzioni per il risanamento energetico degli edifici storici. Nel laboratorio Hygrothermal testing lab vengono analizzati, tra gli altri, pannelli in fibra di canapa e intonaci termoisolanti.

Sul fronte delle tecnologie per la pulitura e il trattamento delle superfici, il rapporto segnala il ruolo di IBIX, azienda di Lugo che opera in oltre 40 Paesi con sistemi di micro-aero-abrasione a bassa pressione pensati per la conservazione dei beni storici. Le sue tecnologie sono state utilizzate in contesti di altissimo profilo, dai Fori Imperiali alla Torre Eiffel, dal Louvre all’Ermitage.

Il rapporto cita anche esperienze come La Calce del Brenta, che da oltre un secolo valorizza la calce naturale nella produzione di finiture biocompatibili, e Mario Cucinella Architects, studio internazionale che ha saputo coniugare sostenibilità, design e restauro in interventi come il recupero dello storico palazzo che oggi ospita il Museo d’Arte Fondazione Luigi Rovati a Milano.

Le 100 storie: una mappa delle eccellenze italiane

Il report raccoglie esperienze che coprono l’intera filiera, dalle certificazioni alla diagnostica, dall’impiantistica ai materiali, dalla progettazione alla promozione, fino alla ricerca e alle tecnologie. Una rete estesa che comprende soggetti come CasaClima, GBC Italia, Aermec, Gewiss, Mapei, Industrie Cotto Possagno, Ricehouse, Enea, Istituto Centrale per il Restauro, Acca Software, Leonardo Solutions – Domodry e molte altre realtà distribuite in tutto il Paese.

Nel solo territorio veneto, ad esempio, emergono esperienze di rilievo come Aermec a Verona, Brenta a Vicenza, il CCHT tra Treviso e Venezia, CMR a Vicenza, CTS a Vicenza, Dyaqua a Camisano Vicentino, F&F Restauri a Treviso, GreeningLab a Verona, Industrie Cotto Possagno nel Trevigiano, La Calce del Brenta nel Padovano, Lithos a Venezia, Setten Genesio a Treviso, Siltea a Padova e Vimar a Vicenza.

Un patrimonio che guarda al futuro

Il messaggio che emerge dalle 100 storie raccolte è chiaro: il restauro sostenibile non è solo una necessità tecnica o ambientale, ma una scelta culturale e strategica. Custodire l’esistente, migliorarlo, renderlo più efficiente e più resistente significa investire in una forma di futuro che non cancella la memoria, ma la valorizza.

L’Italia, con la sua straordinaria concentrazione di patrimonio storico e con la qualità della sua filiera produttiva e scientifica, ha tutte le condizioni per continuare a essere un punto di riferimento internazionale in questo campo. E il rapporto di Fondazione Symbola e Fassa Bortolo lo dimostra con chiarezza: la transizione ecologica può passare anche, e soprattutto, dalla capacità di prendersi cura di ciò che già esiste.

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