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Alessandro Panci alla guida del CNAPPC: casa, città e progetto al centro del nuovo mandato

Alessandro Panci guida il CNAPPC: Piano Casa, rigenerazione urbana e ruolo degli architetti al centro del mandato 2026-2031.

Alessandro Panci alla guida del CNAPPC: casa, città e progetto al centro del nuovo mandato
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La nuova stagione del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori si apre mentre il tema dell’abitare torna al centro del confronto pubblico. Non è un dettaglio. L’elezione di Alessandro Panci alla presidenza del CNAPPC, avvenuta il 6 maggio 2026, arriva infatti in una fase in cui casa, città, rigenerazione urbana e norme edilizie sono tornate a muoversi nello stesso campo.

  1. Chi è Alessandro Panci
  2. Dal programma edilizio al progetto di città
  3. Rigenerazione urbana
  4. Il concorso di progettazione come garanzia di qualità
  5. Il ruolo pubblico dell’architetto
  6. Il nuovo Consiglio Nazionale
  7. Centro Studi e Centro Servizi
  8. I primi 105 giorni e la misura della concretezza
  9. Il rapporto con Roma e con gli Ordini territoriali
  10. Riforma edilizia, appalti ed equo compenso
  11. Cosa può cambiare per gli architetti
  12. Le conseguenze per Comuni e cittadini
  13. Sei un architetto? La tua professione richiede un aggiornamento continuo?

Alessandro Panci guida il CNAPPC: Piano Casa, rigenerazione urbana e ruolo degli architetti al centro del mandato 2026-2031.

La presidenza Panci nasce già dentro un banco di prova concreto. Il nuovo Consiglio dovrà dimostrare che l’architettura non è un passaggio accessorio delle politiche abitative, ma uno strumento necessario per trasformare risorse e procedure in interventi capaci di funzionare nel tempo.

Chi è Alessandro Panci

Alessandro Panci è un architetto nato a Tivoli il 15 novembre 1976. Si è laureato con lode in Architettura alla Sapienza Università di Roma nel 2001 e ha conseguito l’abilitazione professionale nel 2002. L’anno successivo ha avviato il proprio studio professionale a Tivoli, costruendo nel tempo un percorso legato soprattutto al territorio, al paesaggio, ai centri storici minori e alla valorizzazione del patrimonio culturale.

Prima dell’elezione alla guida nazionale del CNAPPC, Panci ha presieduto l’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia nel mandato 2021-2025. È un passaggio che pesa anche sul piano istituzionale: l’Ordine romano è tra i più rilevanti del Paese, sia per numero di iscritti sia per la vicinanza ai luoghi in cui vengono discusse molte decisioni su edilizia, urbanistica, appalti e professioni tecniche.

La sua elezione apre il mandato 2026-2031 del Consiglio Nazionale. Una fase che non potrà limitarsi alla rappresentanza della categoria, ma dovrà misurarsi con dossier già aperti: Piano Casa, rigenerazione urbana, riforma edilizia, Codice dei contratti pubblici, equo compenso, concorsi e servizi agli Ordini territoriali.

Dal programma edilizio al progetto di città

Il Piano Casa nazionale è il primo terreno su cui il nuovo vertice degli architetti dovrà far sentire la propria voce. Il rischio, in questi casi, è che il dibattito resti schiacciato sui numeri: alloggi da recuperare, tempi di attuazione, fondi disponibili, procedure da accelerare. Tutti elementi importanti, ma insufficienti se non vengono accompagnati da una visione progettuale.

Una casa non è solo una superficie abitabile. È rapporto con il quartiere, accesso ai servizi, sicurezza dell’edificio, costi energetici, mobilità, spazi comuni, manutenzione e qualità dello spazio pubblico. Recuperare un alloggio senza guardare a tutto questo significa risolvere una parte del problema e lasciarne aperta un’altra.

La linea che il nuovo CNAPPC sembra voler rafforzare va proprio in questa direzione: leggere la politica abitativa come una questione urbana. Non basta rimettere in uso edifici fermi o alloggi oggi non assegnabili. Bisogna capire se quegli interventi migliorano davvero il contesto in cui si inseriscono.

Rigenerazione urbana

Tra i temi più rilevanti per la nuova presidenza c’è il recupero del patrimonio edilizio esistente. In molte città italiane il problema non è solo costruire, ma rimettere in funzione ciò che è fermo, degradato o non più adeguato agli standard contemporanei.

La rigenerazione urbana diventa quindi un criterio operativo, non uno slogan. Significa intervenire sugli edifici, ma anche sulle connessioni, sugli spazi comuni, sull’accessibilità, sulla sicurezza strutturale e sulle prestazioni energetiche. Significa evitare che l’emergenza abitativa si traduca automaticamente in nuovo consumo di suolo, soprattutto dove esiste già un patrimonio da recuperare.

Per gli architetti questo comporta una responsabilità precisa: costruire un metodo. Rilievo, diagnosi, verifica delle criticità, definizione delle priorità, progetto, autorizzazioni, cantiere e controllo finale non sono passaggi separati. Sono parti di una stessa filiera. Se una di queste fasi viene sacrificata, il risultato rischia di essere fragile.

Un alloggio recuperato male resta un numero dentro una tabella. Un alloggio recuperato bene può diventare un pezzo di città restituito all’uso.

Il concorso di progettazione come garanzia di qualità

Nel nuovo scenario, il tema dei concorsi di progettazione torna centrale. Nei programmi pubblici complessi, soprattutto quando riguardano casa e rigenerazione, scegliere bene il progetto iniziale può evitare errori difficili da correggere dopo.

Il concorso consente di confrontare più soluzioni, rendere leggibili gli obiettivi, coinvolgere competenze diverse e costruire una base più solida per le fasi successive. Non è un rallentamento automatico. Se impostato bene, può ridurre varianti, contenziosi e interventi deboli sul piano urbano.

La questione riguarda direttamente il Piano Casa. Accelerare le procedure può essere necessario, ma la velocità da sola non garantisce qualità. Un bando generico produce spesso progetti generici. Un quadro chiaro, invece, aiuta progettisti e amministrazioni a lavorare su obiettivi verificabili.

Per Panci e per il nuovo Consiglio, questo sarà uno dei nodi più sensibili: difendere la qualità del progetto senza trasformarla in un ostacolo burocratico.

Il ruolo pubblico dell’architetto

La presidenza Panci riporta al centro anche una domanda interna alla professione: quale ruolo deve avere oggi l’architetto nei processi pubblici?

La risposta non può fermarsi alla gestione delle pratiche. L’architetto entra nei processi di trasformazione come figura capace di leggere vincoli, bisogni, paesaggio, norme, budget e aspettative sociali. Non lavora solo sull’edificio, ma sulle relazioni che quell’edificio produce con il contesto.

Questa funzione diventa ancora più importante nei programmi abitativi. Quando si decide dove intervenire, come recuperare un immobile o quali standard garantire, si sta già costruendo una scelta urbana. Il progetto arriva prima del cantiere: orienta le decisioni, chiarisce le priorità e rende misurabili gli effetti dell’intervento.

La nuova presidenza dovrà quindi lavorare su due piani. Da una parte la tutela della categoria, anche sul fronte dell’equo compenso. Dall’altra la capacità di dimostrare che una buona progettazione riduce sprechi, conflitti e interventi inefficaci.

Il nuovo Consiglio Nazionale

Nel nuovo assetto del CNAPPC, accanto ad Alessandro Panci operano Salvatore La Mendola e Veronica Leone nel ruolo di vicepresidenti, Cristiano Guernieri come segretario e Francesco Livadoti come tesoriere.

Completano il Consiglio Laura Carbognin, Alessandro Izzi, Michela Alessandra Locati, Angela Panza, Silvana Pellerino, Roberto Ricci, Patrizia Stranieri, Serena Zarrini e Silvia Pelonara per la componente iunior.

L’elenco delle cariche non è solo un dato formale. La distribuzione delle responsabilità dirà molto sulla capacità del Consiglio di lavorare in modo stabile con gli Ordini provinciali, con le istituzioni e con le diverse componenti della professione. In un mandato così carico di dossier, la governance interna diventa parte della strategia.

Centro Studi e Centro Servizi

Tra i primi obiettivi indicati dal nuovo Consiglio ci sono la revisione dei regolamenti interni, la creazione di un Centro Studi e l’attivazione di un Centro Servizi per gli Ordini territoriali.

Sono temi meno immediati rispetto al Piano Casa, ma molto concreti. Un Centro Studi può dare al CNAPPC una maggiore capacità di analisi, elaborazione normativa e produzione di dossier tecnici. Un Centro Servizi può invece aiutare gli Ordini provinciali su attività amministrative, procedure complesse, strumenti condivisi e supporto agli iscritti.

Per i professionisti, la differenza può essere tangibile. In un settore in cui norme e interpretazioni cambiano spesso, avere riferimenti chiari, modelli comuni e supporto tecnico può ridurre incertezza e carichi impropri. Non si tratta solo di organizzazione interna: è un modo per rendere più forte l’intera rete ordinistica.

I primi 105 giorni e la misura della concretezza

I primi 105 giorni saranno una prova utile per capire il passo della nuova presidenza. In questa fase il CNAPPC dovrà trasformare le intenzioni in atti: delibere, struttura dei nuovi organismi, calendario di confronto con gli Ordini, priorità normative e strumenti operativi.

La partita, però, si giocherà fuori dai comunicati. Per incidere davvero su Testo Unico dell’Edilizia, appalti, casa, concorsi ed equo compenso serviranno documenti tecnici utilizzabili, proposte scritte bene e un’interlocuzione costante con i livelli istituzionali.

Il nuovo Consiglio dovrà evitare un rischio frequente nelle rappresentanze professionali: limitarsi a dichiarare centralità senza produrre strumenti. La centralità dell’architetto si misura quando una proposta entra in un bando, in una norma, in una linea guida, in una procedura che semplifica davvero il lavoro degli studi e delle amministrazioni.

Il rapporto con Roma e con gli Ordini territoriali

L’esperienza di Panci alla guida dell’Ordine degli Architetti di Roma può rafforzare il peso istituzionale del nuovo CNAPPC. Roma ha una posizione particolare: concentra numeri, relazioni e vicinanza ai centri decisionali nazionali.

Questo può facilitare il dialogo con Governo, Parlamento e ministeri. Ma il nuovo equilibrio dovrà essere costruito anche con tutti gli Ordini territoriali, senza produrre una lettura troppo centrata sulla Capitale. Le esigenze degli architetti cambiano molto da territorio a territorio.

Nelle grandi città pesano l’emergenza abitativa, la pressione immobiliare, la trasformazione degli spazi pubblici e la complessità amministrativa. Nei piccoli comuni entrano in gioco altri problemi: spopolamento, centri storici fragili, scarsità di risorse tecniche, patrimonio da recuperare, difficoltà nel seguire bandi e programmi pubblici.

Riforma edilizia, appalti ed equo compenso

Il mandato 2026-2031 non sarà definito soltanto dal Piano Casa. La nuova presidenza eredita un’agenda ampia e complessa, a partire dalla riforma del Testo Unico dell’Edilizia.

Il quadro normativo italiano continua a essere segnato da stratificazioni, interpretazioni differenti e procedure che non sempre aiutano cittadini, tecnici e amministrazioni. Per gli architetti questo significa spesso muoversi dentro margini di incertezza, con responsabilità crescenti e tempi non sempre compatibili con la qualità del lavoro.

Accanto al tema edilizio ci sono gli appalti pubblici, i concorsi, la promozione dell’architettura, il restauro, la rigenerazione e il riconoscimento dell’equo compenso. Sono ambiti diversi, ma legati da una stessa esigenza: rendere più chiaro il rapporto tra progetto, norma, responsabilità e valore professionale.

Cosa può cambiare per gli architetti

Per gli iscritti agli Ordini, il nuovo corso sarà valutato soprattutto dagli effetti pratici. Le parole chiave sono note: servizi, supporto, semplificazione, formazione, orientamento normativo, qualità dei concorsi, riconoscimento del lavoro professionale.

Uno studio professionale oggi deve gestire progettazione, pratiche, aggiornamento normativo, rapporti con gli enti, digitalizzazione, responsabilità tecniche e sostenibilità economica dell’attività. In questo contesto, un Consiglio Nazionale più strutturato può aiutare se produce strumenti utilizzabili e non solo posizioni di principio.

Anche per i giovani architetti il tema è rilevante. Accesso alla professione, compensi, concorsi, incarichi pubblici e riconoscimento delle competenze saranno parte della credibilità del nuovo mandato. Il CNAPPC dovrà parlare anche a questa fascia della categoria, spesso più esposta alla precarietà e alla difficoltà di entrare in circuiti professionali solidi.

Le conseguenze per Comuni e cittadini

Il lavoro del CNAPPC non riguarda solo gli architetti. Se il Consiglio riuscirà a incidere sui processi pubblici, gli effetti potranno arrivare anche alle amministrazioni locali e ai cittadini.

Per i Comuni, avere strumenti migliori significa poter impostare bandi più chiari, concorsi più efficaci e programmi di rigenerazione meno generici. Per i cittadini, la qualità del progetto si vede nella vita quotidiana: edifici sicuri, case accessibili, quartieri serviti, minori costi energetici, spazi pubblici più curati.

È qui che la discussione sul Piano Casa diventa concreta. Non basta annunciare nuovi alloggi o recuperi. Bisogna capire se quegli interventi saranno abitabili nel senso pieno del termine: sicuri, efficienti, raggiungibili, inseriti in luoghi dotati di servizi e sostenibili da mantenere.

Una presidenza chiamata a produrre risultati

La nuova presidenza del CNAPPC parte in una fase favorevole e difficile allo stesso tempo. Favorevole, perché i dossier nazionali hanno riportato casa, città e progetto al centro dell’agenda. Difficile, perché le aspettative sono alte e i tempi per dimostrare concretezza saranno brevi.

Per Alessandro Panci la sfida sarà trasformare la rappresentanza in capacità di intervento. Non basterà affermare il valore dell’architettura. Bisognerà portarlo dentro norme, programmi, concorsi, servizi agli Ordini e strumenti per i professionisti.

Il nuovo Consiglio Nazionale degli Architetti dovrà dimostrare che il progetto non arriva alla fine del processo, quando le scelte sono già fatte. Arriva prima. Serve a capire dove intervenire, come spendere le risorse, quali errori evitare e quale città lasciare dopo il cantiere.

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