sabato, Gennaio 25, 2020
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Urbanistica

Al via il programma di recupero dei fari costieri

L’Agenzia del Demanio ha pubblicato il report sulla consultazione online per il riuso di 11 fari costieri in disuso

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L’Agenzia del Demanio ha recentemente pubblicato il report con i risultati della consultazione pubblica che ha avuto luogo dal 10 giugno al 10 agosto 2015 per raccogliere suggerimenti ed opinioni per la valorizzazione di 11 fari costieri in disuso.

Alla consultazione, che ha denotato un interesse non trascurabile sulla materia, hanno partecipato circa 1200 professionisti, un numero che è andato oltre le più rosee aspettative.

Dal report redatto dall’agenzia del demanio emerge che più della metà delle risposte ha proposto un restauro conservativo ed  un intervento di architettura sostenibile, “da realizzare tramite l’utilizzo di materiali locali, tecniche innovative ed ecocompatibili, senza aggiungere elementi che possano alterare l’ambiente e avviando attività il più possibile ad impatto zero, al fine di valorizzare non solo gli immobili ma anche i territori, ciascuno secondo le proprie specificità”.

La maggioranza dei partecipanti, circa l’87%, ha proposto di trasformare i fari costieri in strutture ricettive, per attrezzare le coste italiane con alberghi di lusso, ostelli, bed & breakfast, rifugi, ristoranti, altri invece hanno legato al progetto di recupero il tema della sostenibilità sociale “per promuovere attività culturali, socio ricreative, sportive, organizzazione di eventi e scoperta del territorio”.

Quali sono i fari costieri oggetto dell’interesse da parte del demanio?

I fari oggetto dei lavori sono:

  • Faro di Punta Cavazzi ad Ustica (PA) Sicilia

  • Faro di Capo Grosso nell’Isola di Levanzo a Favignana (TP) Sicilia

  • Faro di Brucoli ad Augusta (SR) Sicilia

  • Faro di Murro di Porco a Siracusa (SR) Sicilia

  • Faro di Punta Imperatore a Forio d’Ischia (NA) Campania

  • Faro di Capo D’Orso a Maiori (SA) Campania

  • Faro di Punta del Fenaio nell’Isola del Giglio (GR) Toscana

  • Faro di Capel Rosso nell’Isola del Giglio (GR) Toscana

  • Faro delle Formiche nell’Isolotto di Formica Grande a Grosseto (GR) Toscana

  • Faro di San Domino alle Isole Tremiti (FG) Puglia

  • Faro di Capo Rizzuto ad Isola di Capo Rizzuto (KR) Calabria

 

Esclusi, i fari della Sardegna, strutture che secondo diversi esperti potrebbero contribuire non poco al recupero socio economico del territorio costieri dell’isola, territori come Teulada (su cui pesa una servitù militare oramai decennale ) dove la disoccupazione giovanile ha raggiunto percentuali da capogiro.

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