sabato, Gennaio 25, 2020
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Attualità

Ddl Madia, i limiti dell’autotutela e l’interesse del riuso urbano

Riuso urbano e autotutela legislativa: gli architetti italiani sul Ddl Madia

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“Il principio della tutela del paesaggio, dei beni culturali e dell’ambiente, cosi come previsto dal Ddl Madia, va sempre perseguito ed in tal senso gli architetti italiani si sono sempre battuti con forza. Con altrettanta forza va però sottolineato come sia assolutamente indispensabile e indifferibile procedere a una serie di semplificazioni, anche in materia di tutela e di riuso urbano, rispetto a molte procedure che rendono i processi autorizzativi lunghi, costosi e complessi. Fatta salva l’inderogabile necessità di tutelare i beni monumentali di pregio, oggi in Italia sono sottoposti a vincolo culturale e ambientale moltissimi edifici che hanno quale principale caratteristica l’anzianità o la prossimità a un corso d’acqua, così come è possibile procedere all’annullamento o alla revoca della Scia, Segnalazione Certificata di Inizio Attività, per “autotutela”, invocando l’interesse pubblico. Ciò a tutto discapito, ad esempio, della bancabilità di qualsivoglia progetto. Tale situazione, se non affrontata in modo adeguato, rischia di mantenere per molti anni ancora il nostro Paese in una situazione di paludoso immobilismo”.

Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori  sul DdL Madia nel giorno in cui riprende, al Senato, l’iter per l’approvazione del provvedimento.

“Porre dei limiti temporali al principio dell’autotutela della pubblica amministrazione, cosi come fa il DdL Madia, ove ciò non arrechi danno al patrimonio artistico, culturale e ambientale, significherebbe porre fine al  paradosso che vede il nostro Paese  avere il maggior numero di vincoli e di regole, rispetto agli altri Paesi europei, che riguardano la tutela del territorio, ma che registra, al contempo, un livello inaccettabile di abusivismo edilizio, di ferite inferte ai paesaggi e di incuria proprio riguardo alla valorizzazione del nostro impareggiabile patrimonio culturale”.

 

Quello di cui l’Italia ha bisogno, oltre che del Ddl Madia, secondo gli architetti italiani è di una “semplificazione vera e controllata, una semplificazione che dia fiducia alle capacità dei progettisti e al buon senso degli amministratori locali può invece creare le premesse per interventi di riuso che puntino a valorizzare il patrimonio edilizio diffuso e i tessuti urbani degradati anche sotto il profilo ambientale, energetico e della sicurezza, così come a tutelare i borghi e i centri storici”.

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