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Il concept del prodotto ECLISSE 40 Collection. L’intervista ai designer Lorenzo Ponzelli e Francesco Valentini

Lorenzo Ponzelli e Francesco Valentini sono due designer che condividono la stessa passione per il design.

ECLISSE 40 Collection - L’innovazione è vedere le cose da una nuova prospettiva
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Il concept del prodotto ECLISSE 40 Collection. L’intervista ai designer Lorenzo Ponzelli e Francesco Valentini

Lorenzo Ponzelli e Francesco Valentini sono due designer che condividono la stessa passione per il design. Marchigiani entrambi, il primo è un architetto e designer, il secondo invece ha una spiccata vocazione commerciale. Dal 2018 stringono una proficua collaborazione nel campo del design. A loro si deve l’idea che ha portato alla realizzazione di ECLISSE 40, novità e brevetto esclusivo dell’azienda.

Francesco Valentini

Classe 1981, Francesco Valentini è un architetto e designer che dice di amare i contrasti ma anche le sfumature. Ha collaborato con l’architetto Alberto Bacchiocchi fino al 2009, anno in cui, laurea alla mano, ha fondato fds | officina di architettura a Chiaravalle. Il desiderio era quello di creare un laboratorio, un’officina appunto, nella quale l’architetto plasma, trasforma, progetta e realizza. Un luogo di pensiero ma anche di lavoro, dove ogni buon progetto nasce da un percorso di dialogo e ascolto delle esigenze del luogo, delle persone, del paesaggio.

Nel 2017 fonda il proprio st udio con sede a Chiaravalle e Fermo. “Aiutare le persone a creare i loro spazi è una grande opportunità: la casa è la rappresentazione di interiorità, un’identità, un luogo in cui ti senti bene”.

Lorenzo Ponzelli

Originario di Jesi, Lorenzo Ponzelli inizia la propria carriera nel 1998 collaborando all’interno di una piccola bottega artigiana di finiture per interni dove architetti e progettisti attingevano per i loro progetti. Nel 2002 è entrato in società nel negozio fino al 2009.

Lo stesso anno si avvicina a Gagliardini, azienda di riferimento con alle spalle più di 60 anni di storia che unisce il commercio di materiali per l’edilizia all’arte e alla cultura attraverso la rivista di architettura Mappe e il progetto culturale Demanio Marittimo km 278, in collaborazione con la Regione Marche. Decide allora di intraprendere un nuovo percorso che lo porta qui ad arricchire maggiormente il proprio bagaglio culturale. Ora per l’azienda studia e adotta criteri espositivi, oltre a condividere con la proprietà strategie e scelte aziendali.

Come vi siete conosciuti?

I primi contatti risalgono ad una decina di anni fa. All’epoca Francesco aveva aperto il suo studio a Chiaravalle e con i suoi clienti si era avvicinato alla rivendita Gagliardini dove lavoro per le scelte dei materiali. Fin da subito è nata una naturale intesa con Lorenzo. Nel tempo il rapporto di collaborazione si è stretto diventano un’amicizia al di fuori del lavoro.

Come è nato il vostro sodalizio?

È avvenuto tutto molto naturalmente. Di getto, senza calcoli, senza schemi e senza nessun ragionamento a tavolino. Semplicemente confrontandoci e chiacchierando sui progetti che Francesco aveva in essere e spaziando al di là del singolo lavoro sul design. Questo avvicinamento mentale è avvenuto nel 2017, quando Francesco decise di chiudere la sua vecchia attività per ripartire con nuovi sogni e idee.

Provenite da esperienze diverse. In che modo avete mescolato le vostre competenze?

In realtà non è stato esattamente un mescolare le competenze. Tutto nasce da una condivisione e una consapevolezza delle proprie attitudini: la creatività da un lato e la visione del mercato dall’altro. Fondendo questi due approcci ne è nato un crogiolo di idee. L’oggetto finalmente è contestualizzato e osservato a 360° e inserito in un contesto che sarà poi il mercato, dove avrà un suo scopo, i suoi utilizzatori, coloro che lo vivranno e lo esploreranno quotidianamente.

Raccontate il percorso creativo che ha portato alla nascita di questo prodotto.

In primis tutto è nato dalla sensazione che mancasse qualcosa nel mondo della porta. Qualcosa che evolvesse il concetto stesso di porta raso muro o porta minimale. Certi che la creatività nasca dalla negazione di una possibilità o dalla necessità di essa stessa, ci immaginavamo qualcosa che lasciasse un segno della sua presenza, un elemento di decoro. Ma questo doveva avvenire non aggiungendo, ma togliendo materia e da invisibile doveva risultare visibile. Un segno geometrico rigoroso ma al tempo stesso una discreta presenza. Guardando all’aspetto funzionale e pratico, volevamo creare un elemento di protezione per gli spigoli vivi tra parete e porta.

A cosa vi siete ispirati in questo lavoro?

L’ispirazione prende spunto dall’osservazione dal passato e da chi ci ha preceduto. Nei portali e nelle bucature delle antiche e storiche costruzioni in corrispondenza delle finestre il muro si presentava inclinato e si allargava verso l’interno del vano. Lo scopo era quello di convogliare quanta più luce possibile anche da bucature di dimensioni non troppo grandi. In architettura la tecnica si identifica con il nome di strombatura.

In questo prodotto abbiamo mantenuto la proporzionalità delle classiche mostrine delle porte interne in legno. Una caratteristica che l’occhio umano è abituato a vedere da molti decenni. Anche le proporzioni del telaio sono le medesime che vediamo di fronte alle tradizionali porte con stipiti in legno tagliati in obliquo. Il risultato qui è al tempo stesso un profondo cambiamento e un punto di non ritorno che però non crea stravolgimenti, permettendo alla porta di avere una presenza importante e apparire più slanciata.

Cosa ha significato per voi lo sviluppo della vostra idea? Che supporto avete ricevuto da ECLISSE?

È la conferma che le intuizioni maturate erano appropriate. Dalle prime ricerche, la trasposizione della nostra visione in un prodotto concreto, industrializzato.

Ci siamo imbattuti in una grande azienda ma con dinamiche molto vicine ad una piccola azienda familiare. E questo ci ha colpito fin da subito. Dai primissimi incontri e briefing abbiamo percepito un entusiasmo da parte di tutta l’azienda e la famiglia De Faveri. Si è generato quel clima ideale per poter finalizzare e collaborare strettamente per la riuscita del prodotto e la sua messa nel mercato.

ECLISSE è un’azienda che ha puntato fin dalla sua nascita alla tecnica e all’innovazione. Con la porta filo muro veniva mostrato qualcosa che andava nascosto. L’innovazione era percepita tramite un sistema che non appariva. Questo telaio invece si mostra per la prima volta emergendo dalla parete e lasciando un segno, una discreta presenza: è finalmente visibile. Il telaio non è più solamente elemento tecnico e strutturale ma è esso stesso elemento di finitura.

Per quali tipologie di persone e contesti è pensato questo prodotto? 

Questa porta nasce per una trasversalità di pubblico e di applicazioni. Nel minimal monocromatico, si può giocare sulle ombre che si producono dal telaio inclinato oppure si può optare per la massima personalizzazione delle finiture lavorando sia sul pannello porta che sul telaio in alluminio. Penso ad esempio ad un’esaltazione massima del telaio stesso dove parete e pannello porta sono realizzati in marmo Calacatta e il telaio a vista color oro.

Quali sono le vostre aspettative?

Più che di aspettative parliamo di desiderio. Vogliamo innovare l’amore per la porta al grande pubblico. Con pubblico intendiamo gli architetti, gli addetti ai lavori e gli utilizzatori finali. Ci auguriamo che questo prodotto possa essere il principio di una nuova concezione della porta stessa. Questo perché, escludendo rari casi, la porta è un elemento che viene visto e concepito come oggetto meramente funzionale. 

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