giovedì, maggio 23, 2019
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Edilizia

La vera cause della crisi edilizia

Dura denuncia del Cnappc: in Italia i Governi emarginano le migliori energie, sono incapaci di uscire da politiche tradizionali e di progettare il futuro dell’edilizia”

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Il Cnappc  denuncia pubblicamente le cause italiane della crisi dell’edilizia. “Ora che gli organi di stampa e personalità pubbliche sembrano aver compreso l’allarme degli architetti italiani, ovvero che mentre si discuteva dell’art. 18 centinaia e centinaia di migliaia di persone rimanevano senza lavoro, il Governo intende finalmente intervenire?”

A chiederselo e a denunciare una situazione di crisi quasi insostenibile è il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori presieduto da Leopoldo Freyrie

“Sembra, infatti” afferma il Cnappc “che solo ora molti si accorgano della crisi, ISTAT in primis. L’edilizia ha pagato con la perdita di mezzo milione di posti di lavoro, più di ogni altro settore in questi cinque anni di cris. Intanto il deficit italiano è stato finanziato con una delirante imposizione fiscale sulla casa e sul settore delle costruzioni che ha distrutto il comparto della progettazione e delle costruzioni che era vanto dell’Italia nel mondo”.

 “Le nostre proposte” puntualizza il Cnappc “sulla rigenerazione delle città, sulla manutenzione del territorio, sull’investimento nell’economia delle conoscenza, sulla semplificazione amministrativa, la valorizzazione dei giovani talenti e la promozione della cultura architettonica vista come espressione della cultura e della produttività del Paese sono da molto tempo sul tavolo della politica, anzi nei cassetti della politica, basterebbe aprirli e iniziare a fare per affrontare finalmente la crisi dell’edilizia”.

Il Cnappc sottolinea inoltre di avere da tempo “lanciato l’allarme” ma che tutto sia rimasto inascoltato.

“I nostri rapporti analitici” realizzati assieme al  Cresme ndr  “la richiesta reiterata di una vera politica di rigenerazione urbana, la necessità di investire sui nostri mestieri e di non essere come sempre esclusi dalle politiche degli incentivi hanno in questi anni raccontato la miopia di Governi che emarginano le migliori energie, incapaci di uscire da politiche tradizionali e progettare il futuro”.

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