giovedì, maggio 23, 2019
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Urbanistica

Riuso urbano e vita notturna: la nuova sfida degli architetti urbanisti

La vita notturna di una città è considerata sempre più come un parametro di valutazione sulla qualità stessa degli agglomerati cittadini

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La vita notturna definisce il carattere di una città. Un affermazione forse forte, una dichiarazione che alcuni potrebbero associare ad un giovane ragazzo in cerco di divertimenti, ma che nella realtà è stata espressa da Jakob F.Schmid architetto  urbanista tedesco.

La vita notturna al giorno d’oggi rivitalizza da un lato le aree periferiche e dall’altro svaluta quelle centrali. La progettazione di una correttà vita notturna sostenibile per la città invece dovrebbe essere più attenta a questo aspetto. Pub, discoteche, bar aperti fino a tardi. Le città sono piene di locali notturni che le rendono vive ed attrattive ma che creano al contempo grandi disagi agli abitanti, sopratutto in termini di inquinamento acustico.

La cosiddetta ‘nightlife’ quindi, la qualità della vita notturna, definisce il carattere di strade e quartieri in modo duplice: da un lato ha il pregio di dare lustro e nuova vita ad aree periferiche degradate, dall’altro però  ha il difetto di ‘svalutare’ zone residenziali che da silenziose si trasformano in aree caotiche.

La vita notturna, secondo Schmid, dovrebbe essere considerata di più dalla pianificazione urbanistica e i progettisti dovrebbero prestarvi maggior  attenzione. Cosa che secondo l’urbanista tedesco invece non fanno.

Lo studio di Schmid, incentrato sul territorio tedesco, è partito dall’analisi preliminare svolta su 12 grandi città, prima fra tutte Berlino, vera capitale giovanile europea e una delle città dove il riuso urbano ha raggiunto livelli di eccellenza. I dodici centri urbani sono stati mappati, in modo da evidenziare chiaramente le aree pullulanti di ‘vita notturna’, per poi incrociare i risultati con dati economici, di real estate e progettazione.

L’evidenza, secondo Schmid, è che la vita notturna crea sicuramente economia, ma generea un corrispettivo crollo del prezzo degli immobili. Insomma, la vita notturna genera economia, ma danneggia il real estate.

Chi se ne è reso conto per primo, secondo Schmid, è il Regno Unito che alla fine degli anni ’80 ha sviluppato una serie di strategie incentrate sull’economia notturna. Quando iniziò a verificarsi, in quegli anni, un fenomeno di suburbanizzazione, tale per cui i centri urbani, al termine della giornata lavorativa, si svuotavano completamente, gli urbanisti inglesi si sono resi conto di dover creare spazi, luoghi e centri di interesse che potessero attirare persone anche nelle ore serali. Londra è il risultato perfetto di questa consapevolezza.

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