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Regime forfettario per architetti: il MEF valuta gli effetti della soglia di 85mila euro

Gli architetti possono segnalare benefici e criticità del regime forfettario: fino al 18 novembre il MEF raccoglie osservazioni sull’aumento della soglia e sullo sviluppo professionale.

Regime forfettario per architetti: il MEF valuta gli effetti della soglia di 85mila euro
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Accettare nuovi incarichi, ampliare la clientela, far crescere lo studio: quanto ha inciso su queste scelte l’aumento della soglia del regime forfettario a 85.000 euro? È uno dei temi al centro della consultazione pubblica del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che interessa anche gli architetti liberi professionisti.

Gli architetti possono segnalare benefici e criticità del regime forfettario: fino al 18 novembre il MEF raccoglie osservazioni sull’aumento della soglia e sullo sviluppo professionale.

Fino al 18 novembre 2026, chi applica o ha applicato il regime può raccontare la propria esperienza attraverso un questionario online. Il Dipartimento delle Finanze vuole valutare gli effetti dell’innalzamento da 65.000 a 85.000 euro, introdotto dalla Legge di Bilancio 2023, raccogliendo indicazioni sull’accesso al regime e sulle possibilità di sviluppo delle attività.

Incarichi e crescita dello studio. Perché la consultazione riguarda gli architetti

Per un architetto che esercita individualmente, il regime fiscale entra nelle valutazioni economiche che accompagnano l’attività: dalla previsione dei compensi alla gestione delle spese, fino all’organizzazione del lavoro. La consultazione offre l’occasione di spiegare se il maggiore margine introdotto nel 2023 abbia avuto conseguenze concrete. Ha permesso di accettare ulteriori incarichi? Ha reso più semplice programmare l’attività? Oppure i benefici sono rimasti concentrati soprattutto sulla convenienza fiscale e sulla riduzione degli adempimenti?

Sono aspetti che possono assumere un peso diverso da uno studio all’altro. Chi lavora prevalentemente attraverso la propria prestazione professionale può avere esigenze differenti rispetto a chi sostiene spese rilevanti per collaborazioni, strumenti e organizzazione. Nelle risposte aperte sarà possibile descrivere queste differenze, collegando il giudizio sul regime alla propria esperienza.

Che cosa vuole sapere il MEF sul limite di 85mila euro

Il questionario distingue tra chi utilizzava il forfettario prima del 2023 e chi vi è entrato dopo l’aumento della soglia. Ai nuovi aderenti viene chiesto se il passaggio a 85.000 euro sia stato determinante per scegliere il regime. Per i contribuenti che già lo applicavano, l’attenzione riguarda invece le eventuali opportunità di espansione o sviluppo dell’attività.

Un’altra domanda approfondisce le motivazioni della scelta, distinguendo tra semplificazione amministrativa, convenienza economica e altri fattori. Il MEF cerca quindi di capire quali caratteristiche del forfettario siano maggiormente apprezzate e quanto il nuovo limite abbia modificato il comportamento dei professionisti.

Come partecipare al questionario online entro il 18 novembre

Gli architetti interessati possono compilare il modulo pubblicato sul sito del Dipartimento delle Finanze. La consultazione è aperta dal 21 ottobre al 18 novembre 2026.

Il questionario comprende sei domande: quattro a risposta multipla e due aperte. Queste ultime consentono di illustrare gli effetti riscontrati e proporre miglioramenti, con attenzione alla semplificazione, all’efficacia del regime e al suo coordinamento con altre norme e agevolazioni. Per formulare un contributo utile, un professionista può ricostruire cosa sia cambiato nella propria attività dopo il 2023: andamento degli incarichi, possibilità di acquisire nuovi clienti, scelte organizzative e difficoltà nella programmazione dei compensi. L’obiettivo è accompagnare le valutazioni con elementi concreti, chiarendo quali vantaggi siano riconducibili all’aumento della soglia.

La partecipazione non è anonima. Saranno considerate le osservazioni pertinenti al tema della consultazione; l’Amministrazione non ha un obbligo di riscontro e i contributi non vincolano le successive decisioni normative.

Regime forfettario per architetti, i requisiti da verificare

Il regime forfettario si rivolge alle persone fisiche che esercitano individualmente un’attività d’impresa, un’arte o una professione. Per gli architetti, il riferimento è dunque l’attività libero-professionale svolta in forma individuale, nel rispetto delle condizioni stabilite dalla legge. Tra i requisiti figura il conseguimento, nell’anno precedente, di ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro. La disciplina prevede inoltre un limite di 20.000 euro per le spese di lavoro individuate dalla normativa e l’assenza delle cause di esclusione contenute nell’articolo 1, comma 57, della Legge 190/2014. Il tetto dei compensi è quindi una delle verifiche necessarie: restare sotto gli 85.000 euro non garantisce, da solo, la possibilità di accedere o permanere nel regime.

Dalle soglie per attività al limite unico, come è cambiato il forfettario

L’attuale soglia è il risultato di più interventi legislativi. Quando il regime è stato introdotto, nel 2015, i limiti erano differenziati in base all’attività. La Legge di Stabilità 2016 li aveva aumentati, portando a 30.000 euro quello previsto per le attività professionali. Dal 2019 è entrato in vigore un limite unico di 65.000 euro, successivamente elevato a 85.000 euro dalla Legge 197/2022, con decorrenza dal periodo d’imposta 2023. Dal 1° gennaio 2027, la disciplina troverà collocazione negli articoli da 232 a 243 del Dlgs 117/2026, il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi.

Soglia a 100mila euro, una proposta ancora da definire

La consultazione arriva mentre si discute di un possibile aumento del limite a 100.000 euro, in vista della Legge di Bilancio 2027. Tra le ipotesi prospettate figura il mantenimento della tassazione agevolata oltre gli 85.000 euro, accompagnato dall’applicazione dell’IVA e dei relativi adempimenti. Si tratta di una proposta ancora da definire, sulla quale non basare come certa la programmazione fiscale dello studio. Il riferimento operativo resta la soglia di 85.000 euro, insieme agli altri requisiti previsti.

Anche la consultazione MEF ha una funzione conoscitiva: raccoglie esperienze e suggerimenti, ma non modifica automaticamente il regime. Per gli architetti rappresenta uno spazio in cui segnalare quanto il limite attuale accompagni la crescita dell’attività e quali problemi meriterebbero un intervento.

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