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Casa Di Quartiere di via Ciriè a Milano tra i progetti G124 di Renzo Piano

Inaugurato il cantiere della casa di quartiere di via Ciriè a Milano: scopriamo il progetto di 3 giovani architette del Polimi

Casa Di Quartiere di via Ciriè tra i progetti G124 di Renzo Piano
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Il senatore Renzo Piano ha presentato giovedì 28 novembre al Senato della Repubblica, davanti alla Presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, i risultati dei sei anni di lavoro di G124.

Il G124 è un gruppo di lavoro costituito da giovani architetti sotto i 35 anni che, coordinati da tutor e da altre figure professionali (sociologi, antropologi, economisti, critici, urbanisti), hanno il compito di produrre studi e piccole azioni di riqualificazione applicati a una periferia durante un anno di lavoro.

Il progetto prende il nome dalla stanza di Palazzo Giustiniani assegnata a Renzo Piano quando è stato nominato senatore a vita.

Il nostro alumnus ha voluto dare un senso alla sua carica impiegando l’intero stipendio da senatore in un grande progetto per il nostro Paese.

Renzo Piano ha una considerazione particolare delle periferie, che riconosce come luoghi pieni di energia e fabbriche di desideri. Gli interventi progettati sono spesso piccoli, alle volte piccolissimi, ma concreti, tutti auto-realizzati dai giovani architetti che con l’aiuto di altri studenti e della popolazione si improvvisano anche carpentieri, pittori, falegnami.

Tra i quattro progetti di quest’anno, ce n’è uno di tre giovani architette laureate al Politecnico di Milano, che si sono messe all’opera nella riqualificazione di una ex scuola nel quartiere milanese di Niguarda. Le architette, Maria Giulia Atzeni, Alessia Cerri e Sara Anna Sapone, sono state coordinate dalla tutor, arch. Raffaella Neri, docente di Composizione Architettonica e Urbana nella nostra università.

A questo luogo mancava una identità precisa. Ci siamo poste l’obiettivo di sviluppare le sue potenzialità inespresse, e il lavoro fatto dimostra che si può fare tanto anche con pochi mezzi

La Casa di Quartiere di via Cirié è stata ufficialmente inaugurata il 20 novembre scorso, alla presenza di Gabriele Rabaiotti, assessore alle Politiche sociali e abitative del Comune di Milano, di Giuseppe Lardieri, presidente del Municipio 9, di Deborah Giovanati, assessore del Municipio 9 con delega all’Educazione, istruzione, politiche sociali, salute e casa, e di tantissimi abitanti del quartiere.

Per scegliere il tipo di intervento da effettuare, il team ha esplorato Milano e le sue periferie: un mondo multiforme, ricco di connessioni al suo interno e verso l’esterno. L’attenzione si è focalizzata sul quartiere di Niguarda, una delle realtà più vive. Situato nella periferia nord della città, è teatro di un gran numero di iniziative e attività, ma purtroppo non altrettanto ricco di servizi e luoghi di attrazione.

La scelta è caduta sull’ex scuola elementare di via Ciriè, che una volta spogliata della sua funzione storica, accoglie oggi diverse associazioni attive nel settore del sociale: Il Centro di aggregazione multifunzionale (Cam) e il Centro di aggregazione giovanile (Cag), gestiti dalla cooperativa sociale Giostra che organizza attività di aggregazione, orientamento al lavoro e formazione professionale per i giovani; la compagnia teatrale Puntozero; QuBì, per il contrasto alla povertà minorile; Insiemi Intelligenti, che offre sostegno a famiglie con figli con difficoltà cognitive e dell’apprendimento; Diapason, con i suoi progetti sociali per migliorare le condizioni di vita dei minori. È inoltre presente la scuola professionale per acconciatori ed estetisti

Queste attività sono rimaste per molto tempo scollegate tra loro, senza condividere gli spazi, spesso sottoutilizzati, tra cui un grande giardino in stato di semi-abbandono.

La proposta ha previsto la riorganizzazione del giardino che circonda gli edifici e di alcuni spazi interni, avvalendosi della collaborazione e del supporto delle associazioni del quartiere, dei frequentatori del luogo e dei cittadini di diverse età.

Il nostro approccio è stato quello di intervenire sulle aree collettive, dando loro una connotazione specifica. Per l’atrio, il tema è stato quello della riconoscibilità e dell’accoglienza, per il teatrino la condivisione, e per il giardino la socialità e l’incontro

Le riconfigurazioni spaziali sono state realizzate attraverso l’autocostruzione, e messe in atto proponendo il riciclo di materiali e di oggetti.

Alcuni arredi provengono dagli ex padiglioni dell’Expo, mentre il legno utilizzato per le vasche del giardino proviene dal cantiere del Politecnico di Milano. La pittura è stata donata dalla Mapei, le imprese locali Timedile e Tre Cerri hanno fornito gratuitamente materiali e manodopera per trasformare una delle sale in un teatrino multifunzionale, infine altre ditte (Centroedile, Marco Strina, Laboratorio MOA, Maja Digital Printing) hanno offerto servizi e materiali per la grafica, la segnaletica, la costruzione di tavoli, panche e sedute. Sono stati inoltre coinvolti per la realizzazione gli studenti del Politecnico e alcuni utenti dell’ex scuola.

Il progetto si è sviluppato su piccole azioni, come il colore e il riuso di vari oggetti, ed è stato possibile grazie alla sponsorizzazione di diverse aziende e alla partecipazione degli studenti del Politecnico di Milano e diversi utenti del centro

Il recupero degli spazi ha voluto perseguire un doppio obiettivo: un loro nuovo e migliore uso e un coinvolgimento delle persone nella loro realizzazione, che potesse favorire l’appropriazione, la cura, il rispetto e la condivisione dei luoghi, la creatività attraverso attività pratiche, l’educazione all’uso collettivo degli spazi verdi, la collaborazione tra cittadini di età e culture diverse e la convivenza civile.

Le attività sono state costantemente documentate e presto verrà realizzato un libro che racconterà come con poche risorse si possa trasformare la qualità architettonica di un luogo, e attraverso ciò favorire il piacere di frequentarlo, viverlo, usarlo e sentirsene partecipi.

Questo piccolo intervento è solo il punto di partenza per migliorare il senso di appartenenza del quartiere e ridargli identità. Abbiamo poi lavorato su altri progetti che però lasciamo aperti al futuro

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